
Scheda.
Le persecuzioni contro i cristiani (B)

Crisi dell' thos e persecuzioni

I termini del difficile rapporto fra cristiani e impero romano si
chiarirono con le persecuzioni dell'ultimo periodo. L'imperatore
Eliogabalo (o Elagabalo) arriv a Roma nell'anno 212. Quando cerc
di introdurre un nuovo culto, quello del Sole, i cristiani, che
ormai erano diventati numerosi, furono fra i pi tenaci
oppositori. Eliogabalo mor presto, ma il suo successore Massimino
obblig tutti ad adorare il dio Sole. I cristiani si rifiutarono e
furono perseguitati.
Nel 248, per celebrare il millenario di Roma, ci furono grandiosi
festeggiamenti. Si osann alla Roma Invitta, alla Citt Eterna
e al suo destino di gloria immortale; si svolsero imponenti
cerimonie pubbliche e sacrifici agli di. Cos il ricordo dei bei
tempi antichi, del mos maiorum, di quell' thos che aveva tanto
impressionato il greco Polibio, si fece particolarmente vivo.
Sull'onda lunga dell'emotivit, che aveva coinvolto la citt di
Roma e l'impero, l'imperatore Decio decise di intervenire
direttamente per restaurare con la forza i valori della Romanit.
Egli obblig i capifamiglia a dichiarare la loro fede religiosa e
a sacrificare agli di di Roma, volendo dimostrare con questa sua
decisione lo stretto legame fra religione, thos e politica. Il
risultato fu una dura persecuzione contro chi non si piegava, in
particolare contro i cristiani. La persecuzione inizi nel 249-250
e dur per diversi anni. Era la prima volta che le persecuzioni
assumevano un carattere cos sistematico e poliziesco e di cos
vasta portata. Fra le vittime ci fu una delle pi grandi menti
della storia del cristianesimo: Origene. I cristiani, che per il
loro numero costituivano ormai una forza considerevole all'interno
dell'impero, si sentivano sempre pi estranei a un sistema
politico tenacemente ostile nei loro confronti. Cos l'azione di
Decio fin per ottenere risultati opposti a quelli che si
proponeva.
Pochi anni dopo l'imperatore Aureliano fece un grande sforzo per
imporre a tutto l'impero il culto del Sol Invictus Dominus
Imperii, da cui sarebbe derivato il potere imperiale:
l'imperatore, quindi, doveva essere considerato di origine divina.
Aureliano assunse infatti il titolo di Dominus et Deus e pretese
l'adesione obbligatoria di tutti i sudditi alla nuova religione
(275). Fra le conseguenze che ne derivarono vi fu un'altra
persecuzione contro i cristiani.
Il problema si ripresent poco dopo con Diocleziano, un militare
di professione, fatto imperatore nell'anno 284, e ben deciso a
riformare l'impero per salvarlo dalla crisi politico-militare in
cui era caduto. Egli si impegn nella riforma del potere ed ag in
due direzioni: stabil un nuovo meccanismo per la successione (la
tetrarchia) e cerc fra l'altro di conferire alla istituzione
imperiale un carattere accentuatamente teocratico, introducendo
l'obbligo dell' adoratio e della prosky'nesis, cio della
prostrazione davanti al sovrano. Lo stesso palazzo imperiale venne
trasformato in un tempio, in quanto luogo di residenza del
principio divino del potere. Lo stretto legame fra religione e
politica port Diocleziano a tentare il recupero delle pi genuine
e antiche tradizioni di Roma, convinto che soltanto cos si
potesse salvare l'impero dalla crisi profonda in cui si dibatteva.
In primo luogo egli pretese il ripristino dell'antica religione
degli Avi, ai quali erano affidate la protezione e la fortuna
della citt. Molti fra i sacerdoti, gli aruspici e coloro che
erano coinvolti nella difesa del mos maiorum accusarono i
cristiani di allontanare con la loro presenza il favore degli di,
e chiesero quindi la distruzione di quella setta nociva.
Diocleziano esit a lungo, perch si rendeva conto che i cristiani
erano ormai molto numerosi e occupavano posti di responsabilit
nell'amministrazione dello stato, e che la loro persecuzione
avrebbe indebolito ci che egli invece intendeva consolidare. Alla
fine, fra il 303 ed il 304, furono emanati quattro editti con i
quali veniva prescritto l'obbligo di compiere atti di culto
pubblico in onore degli di. Era l'inizio dell'ennesima
persecuzione.
Verrebbe a questo punto spontaneo chiedersi perch questi
imperatori, con tutti i problemi che avevano (ribellioni continue
nell'esercito, i barbari che invadevano le frontiere da tutte le
parti, la crisi economica, la continua svalutazione della moneta,
eccetera), coinvolgessero continuamente la politica in questioni
teologiche. Perch un militare come Diocleziano pretendeva onori
divini? Proviamo a dare una risposta: i sofisti avevano insegnato
che nella misura in cui l' thos di un popolo si affievolisce,
diminuisce la forza del diritto, e nella gestione del potere entra
in vigore la legge del pi forte. La storia dell'impero romano,
dal terzo secolo in avanti, dimostra drammaticamente la verit di
questo assunto, perch l'impero distruggeva continuamente il
meglio delle sue forze per risolvere il problema della successione
al potere supremo.
La necessit di trovare una soluzione allo stato di degrado
divent il pi importante problema della politica. I filosofi
greci avevano affermato che la religione  un ottimo instrumentum
regni: ma la religione tradizionale si era indebolita a vantaggio
delle filosofie, dei culti esotici e del cristianesimo (che per
era considerato una religione inaffidabile)

